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In medicina convenzionale la risposta è semplice: Tachipirina (paracetamolo)! Addirittura nella attuale pandemia 2019-2020, soprattutto nella fase iniziale, era diventata una sorta di regola buona per tutti: “statevene a casa e prendete la tachipirina”. Quale è il risultato? La febbre scende, il malato si tranquillizza e smette di assillare il povero medico di famiglia con le sue telefonate perché ha l’illusione che la malattia stia migliorando, mentre in realtà ha solo spento il segnale di allarme.
In realtà la febbre è uno dei più fondamentali e preziosi meccanismi di difesa biologica di cui disponiamo e fin dalla più remota antichità i medici intelligenti se ne sono resi conto. La nostra temperatura corporea interna è finemente regolata dal “centro termoregolatore” situato nel cervello in modo che si mantenga intorno ai 37°, temperatura ottimale per il funzionamento del nostro metabolismo. L’aumento di temperatura che definiamo “febbre” è generato sia da sostanze di origine interna attivate dal processo infiammatorio (interleukine) sia di origine esterna (tossine batteriche, componenti virali). Batteri e virus normalmente presenti nel nostro organismo vivono al meglio alla nostra temperatura abituale anche se sono in grado di tollerare variazioni anche molto ampie (da 24 a 43 gradi!). Invece batteri e virus di origine esterna sono programmati per vivere e moltiplicarsi bene a 37° ma non sono allenati a sopportare variazioni significative della nostra temperatura interna, per cui quando noi abbiamo la febbre loro stanno peggio di noi! Quando la nostra temperatura raggiunge i 38° la replicazione virale cala drammaticamente, mentre quando prendiamo la tachipirina i virus tirano un bel sospiro di sollievo e ricominciano a moltiplicarsi furiosamente…….
Il medico omeopata prende seriamente in considerazione la febbre, insieme a tutti gli altri sintomi fisici e mentali della malattia, in tutti i suoi dettagli, ad esempio i suoi stadi (brivido, calore, sudorazione) e come questi si alternano, gli eventuali sintomi concomitanti (vertigini, debolezza, sete o mancanza di sete, ecc.), per arrivare a prescrivere un rimedio che abbia la massima similitudine con l’intero quadro presentato dal paziente. Quando il rimedio è ben scelto la sua azione sarà rapida e dolce e la febbre scenderà con naturalezza non perché si è dato un “rimedio per la febbre” ma perché  la malattia si risolve grazie al potenziamento e regolazione ottimale dei naturali processi di guarigione guidati del segnale trasmesso dal rimedio omeopatico.


 

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