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FILOSOFIA OMEOPATICA

Si raccoglie sotto il nome collettivo di “Filosofia Omepatica” l’insieme di leggi e regole che sostengono il metodo di lavoro dell’Omeopatia. Benchè il nome “filosofia” possa far pensare a qualcosa di astratto o teorico, in realtà si tratta di un metodo costruito a partire da un’accurata osservazione della realtà clinica e che si è dimostrato


FILOSOFIA OMEOPATICA


Si raccoglie sotto il nome collettivo di “Filosofia Omepatica” l’insieme di leggi e regole che sostengono il metodo di lavoro dell’Omeopatia. Benchè il nome “filosofia” possa far pensare a qualcosa di astratto o teorico, in realtà si tratta di un metodo costruito a partire da un’accurata osservazione della realtà clinica e che si è dimostrato perfettamente compatibile con le scoperte più avanzate che sono state fatte via via nel campo della scienza e della medicina negli ultimi due secoli, grazie alle quali il metodo stesso si è arricchito senza perdere le sue caratteristiche.
Mi piace tuttora chiamarlo “filosofia” per sottolineare l’aspirazione verso una conoscenza profonda dei funzionamenti dell’essere umano in salute e malattia che ha caratterizzato tutti i grandi rappresentanti di questo metodo a partire dal suo fondatore Samuel Hahnemann.
Do per scontato che chi legge queste pagine abbia un’inclinazione favorevole verso la Medicina Omeopatica, per cui non cercherò di convincere nessuno della bontà di questo metodo, nè mi addentrerò in dettagli tecnici che sarebbero del tutto inutili per i miei pazienti e in generale per chi non sia strettamente addetto ai lavori. Cercherò piuttosto di spiegare in linguaggio chiaro e comprensibile a chiunque i fondamenti del metodo, in modo da facilitare sempre più la comunicazione fra medico e pazienti e, forse ancora più importate, fra ogni paziente e se stesso......

Quello che segue è un riassunto minimo essenziale della Medicina Omeopatica:

VISIONE SISTEMICA: l’organismo è un sistema estremamente complesso; la malattia è una alterazione delle naturali oscillazioni dei suoi sottosistemi di regolazione che dà luogo a sensazioni più o meno spiacevoli e dolorose. La cura consiste nel fornire all’entità psicobiologica che costituisce la persona malata quelle informazioni che sono in grado di riportare tali oscillazioni entro limiti compatibili con una condizione di benessere, restaurando la naturale capacità di autoregolazione.

RIMEDIO (così si definisce il “farmaco” nel gergo omeopatico): la cura viene ottenuta somministrando un rimedio di cui viene esaltata la capacità informazionale (cioè di trasmettere un segnale di bassa intensità ma altamente significativo per i centri di regolazione dell’organismo) anzichè, come invece avviene nell’uso “convenzionale” dei farmaci, la capacità di interagire biochimicamente con specifici recettori situati nelle cellule.

DOSI INFINITESIMALI: la capacità informazionale del farmaco viene attivata riducendone la concentrazione a livelli infinitesimali mediante un complesso processo di diluizione e, contemporaneamente, di modificazione del solvente (“dinamizzazione”) che diviene a sua volta capace di veicolare le informazioni specifiche del farmaco.

SIMILITUDINE (o applicazione terapeutica della “legge dei simili”): il medico prescrive quel rimedio i cui effetti indotti in sperimentatori sani (effetti che sono raccolti in modo sistematico nei trattati di farmacologia omeopatica, detti “Materia Medica”) sono i più simili alla totalità dei sintomi caratteristici che il paziente presenta.

INDIVIDUALIZZAZIONE: quanto più le informazioni raccolte dal medico esprimono pienamente la personalità e i modi di reagire più caratteristici del paziente dal punto di vista fisico e psicologico, tanto più è probabile che il rimedio scelto in base al principio di similitudine sia in grado di innescare una reazione curativa.

RIMEDIO UNICO: il medico omeopata classico cercherà sempre di applicare i principi sopra descritti per arrivare a prescrivere un unico rimedio (“simillimum”, ovvero il più simile fra tutti i rimedi possibili) portatore di alcune informazioni-chiave capaci di restaurare la capacità globale di autoregolazione, in modo che l’organismo possa autonomamente prendersi cura di tutte le sue parti. E’ bene essere consapevoli del fatto che il “Simillimum” è spesso il risultato di un lungo e complesso percorso attraverso il quale il medico conosce sempre meglio il proprio paziente, sblocca o regola se necessario taluni organi o aree funzionali che, se eccessivamente alterati, nascondono le informazioni più rilevanti, e il paziente a sua volta impara a conoscersi e ad esprimere le sue caratteristiche più personali.

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